Archivio storico  di Monselice
 
 
 
 
Demografia, dati sulla popolazione
e sviluppo industriale di Monselice

Alcuni dati demografici ci aiutano a definire il processo di sviluppo della città di Monselice. All'inizio del ‘900  i monselicensi toccano la cifra di 11.577.  Nel 1937 aumentano fino a 16.638 unità, subendo poi un rallentamento la cui punta più bassa tocca nel 1941, con 16.383 abitanti. Nel 1945, dopo la fine della seconda guerra mondiale, arrivano nel Comune 788 immigrati, ne partono 335 e la popolazione sale di colpo a quota 17.200.

Nei dieci anni successivi  gli emigrati superano però costantemente gli immigrati, con 982 partenze nel 1952 e 864 nel 1953. I monselicensi, dopo una misurata espansione dovuta all'incremento dei vivi (380 i nati nel 1946) che porta il numero a 17.735 nel 1949, si avviano a un lento declino fino a sfiorare il minino nel 1961 con 16.368 residenti.

Sono gli anni della seconda grande emigrazione, che ripete per vastità e tragicità la prima verificatasi alla fine dell'Ottocento. Le nostre campagne si spopolano letteralmente, e se nei centri di una qualche importanza, come Monselice, il processo appare compensato dall'espansione urbana, nei paesi limitrofi si assiste ad un vero e proprio esodo.

Qualche esempio: Arquà Petrarca scende da 2.544 abitanti (1951) a 1.951 (1971); Galzignano da 4.804 a 4.220; Pernumia da 4.230 a 3.305; San Pietro Viminario da 2.952 a 2.220; Pozzonovo da 4.739 a 3.413; Stanghella da 5.485 a 4.458. Andamento contrario presentano invece Battaglia Terme e Solesino, che aumentano in vent'anni di circa 750 abitanti ciascuno: la presenza delle Officine 'Galileo e il proverbiale attivismo dei 'solesinari' mitigano un fenomeno altrimenti diffuso.

Dai campi i monselicensi vanno in Francia o in Germania, oppure emigrano nel triangolo industriale formato da Torino, Genova e Milano. A Monselice le frazioni rurali si trovano drasticamente impoverite: tra il 1950 e il 1970 Ca' Oddo perde 400 residenti, San Cosma più di 300, Marendole oltre 250, Carpanedo 150. Solo San Bortolo resiste, ma la zona di Solesino attira i giovani e il commercio ambulante

Nel 1951 infatti solo il 43% del totale degli abitanti vive nel centro storico, mentre la restante parte mantiene la residenza in nuclei e case spar­se, tradizionalmente legati alla bonifica veneziana, alle grandi proprietà e, in tempi più recenti, alle aziende in affitto o a conduzione diretta.

La popolazione attiva, nel 1951, appare così ripartita: 2.852 concittadini si dedicano all'agricoltura (46%); 1.783 all'industria (28%); 1.591 ad altre professioni pari al 26%.

Nel 1961 gli attivi in agricoltura sono 1.588 (28%); nell'industria 2.379 (41%); nel settore terziario 1.804 (31%).

Nel 1971 risultano addette all'agricoltura 947 (16%); all'industria 2.574 (43%), alle altre attività 2.497 (42%).

 

LO SVILUPPO INDUSTRIALE DEL DOPOGUERRA

Monselice grazie alla consistente e tradizionale presenza di piccole imprese rimane pur sempre un centro "industriale", fra i più dotati tra quelli localizzati nel cosiddetto "meridione interno" dell'area veneta, in grado di assorbire ben 1'89% della popolazione attiva nel settore secondario.

La struttura economica di partenza si era creata come effetto di un primo insediamento quasi spontaneo di alcune attività industriali in relazione al decentramento di iniziative e di investimenti della vicina Padova. Accanto ad esse si rafforzano forme di artigianato produttivo, embrioni di future aree di specializzazione industriale. Ne è una tipica esemplificazione la creazione di un "distretto" del giocattolo, nel quale spicca per dimensione l'industria "Bambole Franca" che raggiunge negli anni '60 la sua massima espansione, con una capacità occupazionale superiore ai 300 addetti.

Negli anni '60 l'industrializzazione è contrassegnata da un processo generalizzato di progressiva diffusione nel territorio caratterizzato da unità produttive piuttosto eterogenee per tipologie ma pur sempre contenute quanto a dimensione. Si tratta di imprese con modesto capitale legale, che proprio attraverso l'utilizzo del decen­tramento produttivo approfittano della disponibilità di un vasto e "docile" mercato del lavoro (economia sommersa). Se ciò ha consentito alle imprese un più facile adattamento a fenomeni di stasi e re­cessione economica e di ripresa in fase di sviluppo, ne ha altresì determinato uno stato di latente dipendenza dalle aziende "madri" e dalla concorrenza esterna. La crisi dell'industria delle bambole, in particolare, fu anche dovuta all'immissione sul mercato di prodotti meno costosi specie di provenienza asiatica.

Anche il modello insediativo subisce una ridefinizione in relazione alle nuove dinamiche in atto. Nel centro storico alle funzioni residenziali si affiancano le attività terziarie (banche, negozi, istituzioni...). La zona periferica viene progressivamente considerata per una sua destinazione ad area attrezzata per l'industria e l'artigianato. Sono di questo periodo l'ambizioso e contestato progetto, poi abbandonato, per la creazione di una "Area Attrezzata Comprensoriale" a servizio dei comuni di Este e Monselice da realizzarsi nella fascia meridionale del territorio e quello di una "Zona Industriale Comunale". Si assiste inoltre ad un progressivo allargamento della trama insediativa a fondersi con i vecchi nuclei preesistenti che si andrà ulteriormente completando ed infittendo nei decenni successivi.

Negli anni '70 a fronte di una progressiva diffusione nella bassa padovana delle attività secondarie, con un considerevole aumento delle unità locali e del numero degli addetti, Monselice de­nuncia un leggero decremento, in quanto caratte­rizzata ancora da una struttura produttiva debole e incapace di costante miglioramento, a vantaggio di un processo di terziarizzazione (sanità, istruzione, autotrasporti) a evidenziare un nuovo im­pulso di polarizzazione. Tra le cause prime di tali perdite nel settore secondario è la legge n. 1097 del 1971 che dispone l'interruzione di ogni atti­vità delle cave, sottoponendo inoltre ad approva­zione i progetti di "coltivazione" ed esercizio delle cave in attività, comprese quelle di calcare e per la calce idraulica. Contemporaneamente il comple­tamento del tratto autostradale della A13 Bologna­Padova e la creazione di un casello a Monselice privilegia il territorio con nuove opportunità di insediamenti produttivi e commerciali rispetto ai comuni vicini

Parallelamente si assiste ad una riconsiderazione dell'attività agricola non più di tipo tradizionale ma in un'ottica strettamente connessa al mercato, tanto che tra il 1971 e 1981 il comune di Monselice registra un significativo tasso di ringio­vanimento della popolazione agricola (7%). L'avvio della Cantina sociale, di cooperative e di imprese contoterziste sono l'espressione di innovazioni indispensabili per un'azione di rafforzamento e di razionalizzazione complessiva alla luce delle emergenti esigenze di internazionalizzazione dell'agricoltura .

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Ultimo aggiornamento: 02-04-11.