PREMIO MONSELICE PER LA TRADUZIONE
 

 V I N C I T O R I 

38^  Edizione  2008

  
 
Jelena REINHARDT, Yond BOEKE, Andrea MLESINI e Patty KRONE
vincitori del Premio di traduzione 2008

 

 
 

 

Monselice "Città della traduzione"

 

La premiazione ha avuto luogo domenica 8 giugno 2008
 presso il castello di Monselice (Padova). Al mattino ha avuto luogo il
XXVI CONVEGNO SUI PROBLEMI DELLA TRADUZIONE SUL TEMA

 

Traduzioni di traduzioni

relazioni:

 
 
 
Raffaella TONIN (Università di Padova)
Dei delitti e delle pene” di Cesare Beccaria in spagnolo: ‘traduzione documento’ e ‘traduzione strumento’ a confronto
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Gianfelice PERON (Università di Padova)
I trovatori di Francesco Venini tradotti dal francese
 
 
 
 
 
 
 
 
Pier Vincenzo MENGALDO (Università di Padova)
Nievo traduttore di Heine (o di Nerval)
 
 
 
 
 
 
 
 
Danilo CAVAION (Università di Padova)
Note  su “traduzioni di traduzioni” dalla letteratura russa in italiano
 
 
 
 
 
 
BARBARA DE NICOLAO (Università di Padova)
Le traduzioni dal francese e dal tedesco di ”padri e figli” di Turgenev

 

 

Massimo PERI (Università di Padova)
Montale ri-traduce Kavafis
 
 

Relatori del convegno. Da Sinistra: Pier Vincenzo MENGALDO,
 Gianfelice PERON, Raffaella TONIN, BARBARA DE NICOLAO,
Danilo CAVAION e Massimo PERI.

 


 
nel pomeriggio
 
Saluti ed interventi 
 
 
 
 

 

Prof. Franco Biasutti
in rappresentanza del rettore dell'Università di Padova Vincenzo Milanesi
 

 

Prof. Michele Cortelazzo
in rappresentanza del  Preside della facoltà di lettere Paolo Bettiolo
 

 

On deputato Paola Goisis
Segretario della VII commissione parlamentare (cultura, scienza e istruzione)

  

 

Dott. Mauro Voltan
Consigliere della Fondazione Cassa di Risparmio  di PD e RO
 
 
 
 
Rag. Prosdocimo Baldon
V. D. della Filiale di Monselice della Banca di Credito Cooperativo di Sant’Elena 

 

 
In ricordo del prof.  Emilio Bonfatti
 
 (componente della giuria, referente per la lingua tedesca)
 
 
Emilio Bonfatti
 

Emilio Bonfatti è stato professore di Letteratura tedesca all’Università di Padova dal 1982 al 2007, dopo esser stato vari anni nelle università di Trieste e di Milano; ha insegnato anche a Venezia, Klagenfurt e Bonn. E’ considerato il massimo studioso italiano del Cinquecento e Seicento in Germania, e di questi secoli ha tracciato la storia come il periodo di formazione della lingua e della letteratura tedesca. Ha scritto anche sulla letteratura del comportamento in Germania, sul teatro tedesco dal Cinque-Seicento fino a Lessing, sul rapporto letteratura e arti figurative nel Sette-Ottocento. Ha curato edizioni italiane di opere di Grimmelshausen, Lessing e Lutero – e di Lutero vale la pena qui ricordare la Lettera del tradurre, che Emilio Bonfatti ha saputo illuminare di luce nuova. La sua autorità di studioso era riconosciuta anche in Germania. Chi l’ha conosciuto da vicino in questi 25 anni padovani ne ha apprezzato il carattere riservato e schivo, dal parlare pacato e in sottovoce. Aveva il pudore di chi sa stare in disparte senza reclamare attenzione per sé, ma sa anche accettare di buon grado i tanti doveri che impone l’istituzione in cui si vive.Angustiava vederlo bersaglio indifeso della malattia che lo ha colpito negli ultimi anni e che gli ha tolto progressivamente le forze e la voce. Ma ha accettato con dignità le indignità della vita, ed era sereno e sorridente. Ha insegnato fino all’ultimo – fino a quando il male non gli ha tolto definitivamente la parola e lo ha costretto al ritiro dall’università, e al congedo dalla vita. Compiva 65 anni quando è mancato.E’ entrato nella Giuria del Premio Monselice nel 2005, succedendo ad altri illustri germanisti come Cesare Cases e Giuliano Baioni. E ci aspettavamo di averlo a lungo tra noi. (Giuseppe Brunetti)

 

Il sindaco saluta la Sig.ra Bonfatti

 

 


 

L'assessore alla cultura Giovanni Belluco

 

Particolare della sala della Biblioteca del castello di Monselice dove si svolge la premiazione

 

La giuria che premio di Traduzione. Da Sinistra: Carlo Bernardini, Massimilla Baldo Ceolin

Donatella Pini, Gianfelice Peron, Carlo Carena, Mario Richter,

Pier Vincenzo Mengaldo e Danilo Cavaion

 

 

 
RELAZIONE DEL PRESIDENTE DELLA GIURIA

Ancora una volta, la XXXVIII, segno di una ripetitività vitale e creativa, il Premio Internazionale Monselice per la traduzione letteraria e scientifica ha convogliato in questa nostra cittadina e in questa sala, ora dedicata al rimpianto collega Aldo Businaro, il meglio delle traduzioni e dei traduttori italiani. Lo constata con soddisfazione la Giuria, che si appresta a riferirvene; lo constata anche nella costanza con cui, evidentemente persuasi della bontà della causa, sostengono ancora una volta lo sforzo non indifferente e quindi tanto più benemerito dell’Amministrazione Comunale e dell’Assessore alla Cultura, sia la Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo sia la Banca di Credito Cooperativo di Sant’Elena con i loro finanziamenti; e con il loro riconoscimento gli enti: Regione, Provincia, Università di Padova; infine con la loro dedizione la direzione e il personale della Biblioteca comunale San Biagio.   Il riscontro a tutto ciò, sta nella cronaca e nei dati che ora vi riferiremo.

La Giuria ha affrontato il suo compito in una prima riunione qui in Monselice il 29 marzo. Una nota triste ha circondato anche quest’anno l’incontro e i lavori: Emilio Bonfatti non era più con noi. Molti dei presenti ricorderanno la sua sofferta presenza a questo tavolo ancora lo scorso anno, come noi ricordiamo il collega competente e rispettoso, gentile nel discutere e tenace nell’avversità. Giuseppe Brunetti che l’ha avuto vicino anche nel lavoro universitario ce ne parlerà più a fondo. L’adesione all’edizione 2008 ha visto per il Premio Città di Monselice la partecipazione di 76 concorrenti, in opere edite dalle maggiori case editrice italiane; una prima selezione, operata nella seduta del 10 maggio, ha rilevato lavori ricavati dalle principali lingue straniere: inglese, francese, tedesco, spagnolo, russo; e quanto ai traduttori ha riguardato:

Massimo Bacigalupo per la versione di Gregory Corso, Poesie Mindfield – Campo mentale, editrice Newton Compton 2007

Pino Cacucci per una serie di traduzioni spagnole: Javier Cercas, La velocità della luce, Guanda 2006; Francisco Coloane, Antartico, Guanda 2006; José Manuel Fajardo, Il sapore perfetto, ancora Guanda 2006;  Non c’è tempo per giocare, Zoolibri 2007;  Paco Ignacio Taibo, Un rivoluzionario chiamato Pancho, Troppa 2007

Adelaide Cioni per Amalgamation Polka, Einaudi 2007 

Maurizio Cucchi per Stendhal, Romanzi e racconti, Mondadori 2008

Marco Cugno per Paul Goma, L’arte della fuga, Voland 2007

Marcella Dallatorre per John Banville, Dove è sempre notte, Guanda 2007, e Charles Frazier, Tredici lune, Longanesi 2006

Glauco Felici per Mario Vargas Llosa, Avventure della ragazza cattiva, Einaudi 2007

Federica Ferrieri per Nikos Thèmelis, L’illuminazione, Crocetti 2007

Umberto Gandini per Ilija Trojanow, Il collezionista di mondi, Ponte alle Grazie 2007

Anna Mioni per Daniel Handler, Avverbi, Alet 2007, e per Lester Bangs, Impubblicabile!, Minimumfax 2008

Andrea Molesini per un suo Diario del tradurre, In forma di parole 2007

Ariel Rathaus, Poeti israeliani, Einaudi 2007

Marco Rispoli per Friederike Mayröcker, Gli addii, Forum 2007

Laura Salmon per Sergej Dovlatov, Il libro invisibile e La marcia dei solitari, Sellerio 2007 e 2006

Franco Salvatorelli per William Somerset Maugham, Schiavo d’amore, Adelphi 2007.

 

Di parecchi di questi traduttori si è riproposta, come si vede, non solo un’opera ma attraverso di essa un’intera carriera di onorato servizio nel duro e infido campo della traduzione, e se ne è riconosciuto il valore: è il caso ad esempio di Bacigalupo, Dallatorre, Felici, Mioni, Salvatorelli. Di altri si è rilevato l’esito brillante nella narrazione, come per Adelaide Cioni e l’indiavolato romanzo Amalgamation polka (Einaudi); o per Maurizio Cucchi traduttore dei Romanzi e racconti di Stendahl (Mondadori), che, cito Mario Richter, “ha dato un adeguato rilievo della lingua asciutta dell’originale, fino a trovare nella nostra lingua un'apprezzabile coerenza stilistica”; e per Fabio Scotto con le poesie di Le assi curve di Yves Bonnefoy (Mondadori), “una traduzione, che si vuole rigorosamente letterale, e che pure raggiunge una sua efficacia anche sul piano ritmico”. Fra tutti, l’attenzione si è alla fine concentrata su tre traduttori di spicco per il loro lavoro intelligente e assiduo:

Pino Cacucci, come ci spiega Donatella Pini, “già premiato per le sue traduzioni nel 2002 dal ‘Instituto Cervantes’ di Roma, e adesso vincitore del Premio Internazionale ‘Claude Couffon’ come miglior traduttore dallo spagnolo al Salone del Libro Iberoamericano di  Gijón, ha un rapporto molto profondo con il mondo ispanico, all’interno del quale ha  fatto molteplici incursioni sia come traduttore che come autore, con una sorta di militantismo e di pionierismo culturale che gli hanno procurato la stima e l’amicizia di molti scrittori, fra cui Paco Ignacio Taibo (di cui qui è presente Un rivoluzionario chiamato Pancho, Milano, Tropea, 2007),  che lo ha omaggiato integrandolo come personaggio in un altro suo romanzo. Tra i titoli qui presentati, che già da soli mostrano l’intensità del suo lavoro, la giuria di Monselice ha apprezzato in modo particolare la sua versione italiana di Javier Cercas,  La velocità della luce, Parma, Ugo Guanda Editore, 2005”;

Laura Salmon, di cui già lo scorso anno avevamo rilevato la feconda e rigorosa dedizione alla narrativa russa, rileva da esperto e convinto intenditore Danilo Cavaion, “da vent'anni  nel suo intenso impegno di traduttrice dal russo si è occupata delle opere narrative più significative dell'Ottocento russo, da Anna Karenina ai racconti di Turgenev e all'Epistolario di Dostoevskij. Il merito maggiore della Salmon va però riferito alla versione dell'opera completa di S. Dovlatov, uno degli scrittori russi più interessanti del Novecento. Tale fatica le ha meritato il plauso della critica, espresso su organi di stampa nazionali e internazionali, dal Corriere della sera alla Stampa, da L'express a Le monde”;

Andrea Molesini per il quaderno di traduzioni ‘da poeti a poeta’ Diario di tradurre (Bologna, In forma di parole).  Le versioni del Molesini hanno dato lo spunto a una discussione che ha investito ampi problemi e vari metodi del tradurre, soprattutto quello dell’‘appropriazione poetica’ su cui prima o poi potrebbe utilmente concentrarsi anche l’attenzione di uno dei convegni qui a Monselice nelle nostre mattinate. Ricordo che quello di quest’anno verteva sulle ‘traduzioni da traduzioni’, argomento che si è dimostrato particolarmente vivace con brillanti relazioni, che pure non hanno esaurito tutti gli spunti e i casi in possibile esame. Andrea Molesini, proprio per la sua capacità poetica di ricreare un testo (‘poetico’ da ‘fare’), ha ottenuto infine la maggioranza delle approvazioni, e pertanto a lui è stato aggiudicato il Premio Città di Monselice 2008. Si deve riconoscere che Molesini è in effetti riuscito a conferire alla sua attività traduttoria una vitalità altamente creativa, intimamente poetica, originale, resa sempre preziosa dall’ infallibile sensibilità ritmica che gli è propria, capace appunto di far vivere nella nostra lingua l’essenza più intima dei testi scelti.


 Il successivo Premio Leone Traverso per una traduzione ‘opera prima’ è ruotato intorno a 14 concorrenti; e fra essi una prima scelta ha proposto alla successiva discussione: 

Giuditta Moly Feo per la versione dei Quattro libri sulle proporzioni umane di Albrecht Dürer, Bononia University Press 2007

Cristiano Luciani per Elena Tagonidi-Maniataki, Acrobati del caos, Azimut 2007

Viola Marchi per Lislie Marmon Silko, Cerimonia, Edizioni Quattro Venti 2007

Martini - Vitali per Bessora, 53 centimetri, Epoche 2007

Micol Pieretti per Fernando Arrabal, Lettera d’amore, Morlacchi 2006

Jelena Rheinhardt per Hugo von Hofmannsthal, Elettra, Morlacchi 2007.

 Riconoscimenti particolari sono stati tributati alla traduzione di Giuditta Moly Feo dei Quattro libri delle proporzioni umane di Dürer: il magistrale studio dell’artista tedesco sulle proporzioni fisiche dell’uomo quale manuale pittorico è reso con rigore eccezionale sia nella versione sia nell’annotazione sia nell’insieme del volume, ottimamente curato in ogni particolare; ampi riconoscimenti sono andati anche ai lavori di Viola Marchi e del duo Martini - Vitali. Ancora maggiori consensi ha poi raccolto la versione di Jelena Rheinhardt, a  cui pertanto è stato conferito il Premio Leone Traverso opera prima 2008 con la motivazione sotto indicata


Il Premio per la traduzione scientifica era quest’anno particolarmente interessante, riguardando la traduzione in italiano di un’opera sul tema “Pratogonisti della scienza moderna”. Ha incontrato tuttavia qualche difficoltà d’interpretazione, senza peraltro scalfirne il risultato. Sette i concorrenti entro il tema fissato, e tre i finalisti,

Isabella Blum per la traduzione di (Charles Darwin, Taccuini 1836-1844. Bari, Laterza, 2008)

Emanuele ed Alfonso VINASSA de REGNY, per la traduzione di (Kai Bird e Martin J. Sherwin, Robert Oppenheimer. Il padre della bomba atomica Il trionfo e la tragedia di uno scienziato. Milano, Garzanti, 2007.

Andrea MIGLIORI per la traduzione ( Nancy Thorndike Greenspan, La fine di ogni certezza. La vita e la scienza di Max Born. Torino, Codice Edizioni, 2007)

da cui è uscito il vincitore Andrea Migliori come la motivazione sotto riportata


Anche molto interessante in sé e per il valore significativo della tematica il Premio internazionale Diego Valeri per la versione in lingua  straniera di un’opera italiana, quest’anno I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni. I risultati hanno mostrato come l’opera del nostro maggior romanziere riscuota attenzione anche all’estero, nonostante le note difficoltà interne a quell’opera, che possono gravare sulla sua esportazione. Si è rilevata una nuova traduzione francese, di Yves Branca, presso l’editore Gallimard; in Inghilterra è stata riproposta in un’edizione in brossura dunque più largamente divulgativa dei Penguin Books la versione di Bruce Penman del ’72; così come sono apparsi in spagnolo nel 2005 Los novios nella versione di Nieves Muñiz, traduttrice apprezzata anche qui a Monselice. Infine, una bella edizione – bella anche per la cura esteriore – di De verloofden del duo olandese Boeke - Krone. Le verifiche fatte eseguire presso due esperti hanno indicato e documentato le pregevoli qualità di quest’ultimo lavoro, riconosciute anche in patria, e ora anche da noi col conferimento del nostro Premio Valeri 2008.


 

 

 

V I N C I T O R I    2008

 

 

PREMIO  "MONSELICE"  PER LA TRADUZIONE

 

Motivazione per Andrea Molesini formulata dal prof. Mario Richter

 

Il sindaco Fabio Conte premia il vincitore del premio Monselice per la traduzione Andrea Molesini

 

 

Intervento di Andrea Molesini

 

  

Premio "Monselice per la traduzione" destinato ad una traduzione letteraria in versi o in prosa, da lingue antiche o moderne, edita dal 1° gennaio 2006 al 31 marzo 2008 

 

http://www.andreamolesini.it/

 

Andrea Molesini per la traduzione di (Dal diario del tradurre."In forma di parole" . IV, 1(2007))

Molesini, nato a Venezia, insegna "Letterature comparate" all'Università di Padova. Ha tradotto libri di Ezra Pound, Derek Walcott e Charles Simic (Adelphi). Nel campo della letteratura per l'infanzia è autore di alcune traduzioni, di un saggio sulla Shoah ("Nero latte dell'alba") e di diversi romanzi, racconti e raccolte di poesia. È uno degli autori per ragazzi più conosciuti e tradotti. Attraverso una scrittura di grande qualità, crea storie piene di ironia, avventura e immaginazione. Nel 1999 ha vinto il Premio Andersen.

Le poesie non sono scritte per essere lette, come i romanzi. Una poesia è fatta per essere letta e riletta. È fatta per viverci assieme. Pretende di attraversarci la mente finché la mente non la recita come fosse un ricordo infantile. Le poesie ci sfidano di continuo. Vogliono confondersi con la nostra voce, e forse per questo, senza nemmeno averci provato, qualche volta scopriamo di sapere a memoria intere strofe di poesie con cui abbiamo trascorso del tempo, ma di cui non sospettavamo di ricordare la lettera. In questo la poesia assomiglia alla musica. Memorizziamo un'aria d'opera anche senza volerlo, così come possiamo essere di continuo sorpresi, senza un motivo, dal ricordo di una melodia. Un verso è una frase che provoca in noi meraviglia e mutamento. Un abracadabra. Una formula magica che vivifica quel che tocca e nomina. Una poesia esiste perché qualcuno che ha sentito qualcosa fortemente non è riuscito a trattenersi dal parlare. Il guaio è che bisogna tradurla. Perché è sempre stata tradotta. Dovunque, da millenni. Perché siamo sempre stati avidi di formule magiche, di nuovi abracadabra.
Se il traduttore fallisce nello scrivere una poesia, non ha fatto niente. Ma se ha soltanto scritto una poesia, forse non ha fatto abbastanza. Una poesia che sia una traduzione deve anche gettare luce sul suo originale. E se è vero che la poesia ispiratrice resta inviolata nella lingua in cui è stata concepita, è altrettanto vero che l'atto di italianizzarla rappresenta di per sé una forma di violazione, che lascia l'originale a un punto insieme superiore e inferiore a quello di partenza.
Tradurre è un atto d'amore, e l'amore ha ben poco a che fare con il calcolo, la considerazione delle opportunità, il rispetto delle forme. L'amore ha molto a che fare con l'attesa dell'alba, col miracolo che scaccia la tenebra, che strappa le dita del buio dalle gronde delle case, dalle foglie dei rami; ha molto a che fare con la pietà verso la morte dei pochi che si batterono contro molti, con la gratitudine per la luce del giorno e la frescura della notte estiva. C'è un mormorio segreto che attraversa le cose del mondo. Ogni poeta sa di far parte di quel mormorio. Il bambino che si perde nel bosco conosce quella promessa di fauci feroci. È un mormorio indicibile con cui l'io si confonde. E proprio lì, nel reame dell'indicibile, giace il seme della lirica. Sono grato alla luna perché rischiara la notte, anche questa notte. Sono grato al sole perché si ostina a sorgere, e sono grato alle ombre che attraversano íl mio giardino, e ogni altro luogo perduto. È questa la parola chiave: gratitudine. Perché tradurre è anche un gesto religioso, è la consegna di un messaggio cifrato. Niente è più intraducibile di un abracadabra, e niente più dell'intraducibile esige l'impossibile traduzione. Le poesie qui raccolte si possono dividere in due categorie: traduzioni e imitazioni. Date le premesse, la differenza fra traduzione e imitazione è però labile e arbitraria, e si può riassumere dicendo che nell'imitazione il tasso di infedeltà è tale da rendere il testo ispiratore non immediatamente riconoscibile. Dicendo infedeltà mi riferisco più alla lettera che allo spirito del testo di partenza, ma in poesia lettera e spirito non possono essere contrapposti. Ogni traduzione felice non può essere che un'imitazione. Bisogna tradurre con gli occhi chiusi, come antichi indovini. Perché tradurre è divinare su cose destinate a restare sconosciute.
Il filo che lega queste imitazioni è il tema del distacco, dell'abbandono, della fine delle cose. Il pensiero della morte, lieto e terribile, frastorna l'anima di poeti distanti, uniti dal più singolare dei doni divini: l'orecchio capace di meraviglia.
La poesia - anche quando ci costringe all'amarezza - è un inno all'esistere, sempre: il tentativo del linguaggio di sottrarre le foglie al loro destino. Ombre sacre attraversano il mondo. Il loro respiro ci sorprende, minaccia, lusinga. A quel respiro dobbiamo fedeltà. Assoluta. (Andrea Molesini -introduzione del libro)

 

 

Motivazione: Andrea Molesini ci ha consegnato nella  sua traduzione una ricca serie di testi significativi di trentacinque poeti della tradizione occidentale, cominciando da Orazio per passare a Villon e Shakespeare  fino a giungere ad alcuni fra i maggiori autori nostri contemporanei, quasi tutti di espressione inglese, celebri e meno celebri. Il suo lavoro è il risultato di una opzione che sembrerebbe escludere ogni volontà di organicità o di completezza, di equilibri storici o letterari, rivelandosi in tal modo del tutto estraneo alle soluzioni pedagogiche o di servizio letterale più comunemente praticate. Addirittura si direbbe che il libro si offra al lettore in un suo particolare aspetto, apparentemente distratto, forse anche provocatoriamente arbitrario. Tuttavia, a ciò si accompagna un chiaro costante intendimento di sfidare (non evitare) le quasi insormontabili difficoltà che da sempre si parano di fronte a chi intraprende l’attività del traduttore. Su questa via, più che al concetto di traduzione, si accede a quello di imitazione, perché, come ben sa Molesini, “ogni traduzione felice non può essere che un’imitazione”. Non si tratta dunque di un abusivo allontanamento dal testo originale, quanto piuttosto di una perentoria necessità di carpirne le più segrete, le più vive e autentiche peculiarità. Così, a dispetto di un’apparente ludica svagatezza e casualità, la lettura attenta delle singole poesie porta infine anche a capire con chiarezza che la scelta dei testi è stata in realtà orientata dall’universale sentimento umano del distacco, dell’abbandono, della fine delle cose e insieme dall’opposta volontà di affidare al linguaggio il quasi religioso compito di una risurrezione tramite un sincero inno alla vita. In termini intenzionalmente rapiti e poetici, lo stesso traduttore ha voluto spiegare la natura della sua esigente ricerca, non esitando a ricorrere all’impegnativa parola “amore” e così suggestivamente esprimendosi: “Tradurre è un atto d’amore, e l’amore ha ben poco a che fare con il calcolo, la considerazione delle opportunità, il rispetto delle forme. L’amore ha molto a che fare con l’attesa dell’alba, col miracolo che scaccia la tenebra, che strappa le dita del buio dalle gronde delle case, dalle foglie dei rami; ha molto a che fare con la pietà verso la morte dei pochi che si batterono contro molti, con la gratitudine per la luce del giorno e la frescura della notte estiva”. Si deve riconoscere che Molesini è in effetti riuscito a conferire alla sua attività traduttoria una vitalità altamente creativa, intimamente poetica, originale, resa sempre preziosa dall’ infallibile sensibilità ritmica che gli è propria, capace appunto di far vivere nella nostra lingua l’essenza più intima dei testi scelti. (Mario Richter)

Segnalati dalla Giuria

Massimo Bacigalupo per la versione di Gregory Corso, Poesie Mindfield – Campo mentale, editrice Newton Compton 2007

Pino Cacucci per una serie di traduzioni: Javier Cercas, La velocità della luce, Guanda 2006; Francisco Coloane, Antartico, Guanda 2006;  José Manuel Fajardo, Il sapore perfetto, ancora Guanda 2006;   Non c’è tempo per giocare, Zoolibri 2007; Paco Ignacio Taibo, Un rivoluzionario chiamato Pancho, Troppa 2007

Adelaide Cioni per la traduzione (Amalgamation Polka, Einaudi 2007); 

Maurizio Cucchi per la traduzione di (Stendhal, Romanzi e racconti, Mondadori 2008);

Marco Cugno per la traduzione di (Paul Goma, L’arte della fuga, Voland 2007);

Marcella Dallatorre per le traduzioni di ( John Banville, Dove è sempre notte, Guanda 2007, e Charles Frazier, Tredici lune, Longanesi 2006);

Glauco Felici per la traduzione di (Mario Vargas Llosa, Avventure della ragazza cattiva, Einaudi 2007);

Federica Ferrieri per la traduzione di (Nikos Thèmelis, L’illuminazione, Crocetti 2007);

Umberto Gandini per la traduzione di (Ilija Trojanow, Il collezionista di mondi, Ponte alle Grazie 2007);

Anna Mioni per le traduzioni di (Daniel Handler, Avverbi, Alet 2007, e per Lester Bangs, Impubblicabile!, Minimumfax 2008);

Ariel Rathaus la traduzione di (Poeti israeliani, Einaudi 2007);

Marco Rispoli per la traduzione di (Friederike Mayröcker, Gli addii, Forum 2007);

Laura Salmon per le traduzioni di (Sergej Dovlatov, Il libro invisibile e La marcia dei solitari, Sellerio 2007 e 2006);

Franco Salvatorelli per la traduzione di (William Somerset Maugham, Schiavo d’amore, Adelphi 2007).

 

 

 


PREMIO  "LEONE TRAVERSO"  OPERA PRIMA

 

 

 
Il rag. Prosdocimo Baldon Vice direttore della filiale di Monselice
della Banca di Credito Cooperativo di Sant'Elena premia la vincitrice
 del premio "Leone Traverso" Jelena REINHARDT

 

 

 

   
Premio "Traverso" Opera prima
finanziato dalla Banca di Credito Cooperativo di Sant'Elena, destinato  ad un traduttore italiano per la sua opera prima, pubblicata
dal 1° gennaio 2006 al 31 marzo 2008

 

Jelena REINHARDT per la traduzione di (Hugo von  Hofmannsthal, Elettra.Tragedia in un atto. Perugia, Morlacchi, 2007)

Elettra di Hugo von Hofmannsthal andò in scena per la prima volta il 30 ottobre del 1903 al Kleines Theater di Berlino per la regia di Max Reinhardt: il successo fu strepitoso e ancor più clamoroso lo scandalo che ne scaturì, amplificato dalla versione operistica realizzata a distanza di qualche anno dal compositore Richard Strauss. In una libera reinterpretazione del mito di Elettra in chiave moderna, che si distacca dal modello sofocleo, il poeta evoca una Grecia fortemente anticlassica, arcaica e barbarica ("Siamo più in Oriente che in Occidente"). È un mondo misterioso, a tratti inquietante, fatto di passioni irrefrenabili e nervi frementi. Altrettanto irriconoscibile appare Elettra, definita all'epoca come sadica, lesbica e psicopatica. In lei la baccante dionisiaca arcaica convive con la donna isterica moderna: in questo modo Hofmannsthal fonde insieme mito e psicoanalisi e getta un ponte fra l'uomo moderno e le sue antiche origini pre-greche e orientali.

Motivazione: L’Elettra di Hugo von Hoffmannstahl, nell’ampio saggio introduttivo della traduttrice è collegata strettamente alla sua destinazione teatrale, ma non si manca affatto di esporre la rappresentazione e l’interpretazione che dà dell’eroina greca il moderno poeta tedesco. La sua celebre ‘tragedia in un atto tratta liberamente da Sofocle’, vi si rileva,  andò in scena per la prima volta a Berlino con grande successo nel 1903 per la regia di Max Reinhardt; la dimensione dell’eroina era quella del dionisiaco totale, spinto dall’autore nella forma dell’isterismo, nella protagonista monomaniacale, cocciuta vergine-uomo, ma anche nella sua madre Clitennestra col suo rimorso e le ossessioni passionali. Non è un’interpretazione del tutto estranea peraltro all’atmosfera e ai personaggi dell’antico tragico, combinati se mai con la più arcaica cupezza della precedente trilogia eschilea.    I riflessi sul linguaggio di questo atteggiamento sono evidenti; vi si esprime il parossismo delle azioni e delle parole, con gesti esagitati le une, spesso veri ululati incalzanti le seconde. La traduttrice non ne approfitta per facili effetti, premendo sul pedale; ne coglie tutte le valenze ma, moderata anche dal ritmo, spesso, dell’endecasillabo, dà in una limpidezza cristallina, che, miracolo poetico, è pure dell’originale nonostante le premesse; limpidezza pure fortemente espressiva proprio per l’evidenza tangibile della parola. Certamente frutto, questo risultato, dell’occhio sempre tenuto rivolto dalla traduttrice verso la scena; la sua è veramente la traduzione di un’opera poetica composta per la il teatro, detta: lirica particolarmente nei monologhi o nelle lunghe battute delle due protagoniste, o dialogante in rapide battute nei loro scontri e nei contrasti con Oreste e Crisotemide. Anche questo proporsi un atteggiamento davanti al testo è il primo requisito di un traduttore; è un rischio ma, se intelligente e poi perseguito armonicamente e coerentemente, fa davvero del traduttore non un esecutore ma un interprete. Il risultato di tali componenti del lavoro di Jelena Rheinardt è un successo probabilmente sulla scena, che non compromette né appanna minimamente quello nella lettura (Carlo Carena).

Segnalati dalla Giuria

Giuditta Moly Feo per la traduzione di Albrecht Dürer Quattro libri sulle proporzioni umane, Bononia University Press 2007;

 

Cristiano Luciani per Elena Tagonidi-Maniataki, Acrobati del caos, Azimut 2007;

 

Viola Marchi per la traduzione di (Lisile Marmon Silko, Cerimonia, Edizioni Quattro Venti 2007);
 
Paola Martini e Ilaria Vitali per la traduzione di (Bessora, 53 centimetri, Epoche 2007);

 

Micol Pieretti per la traduzione di (Fernando Arrabal, Lettera d’amore, Morlacchi 2006)

 

 

 

Video della premiazione

 

 

 

      

Premio per la traduzione scientifica destinato ad un'opera sul tema: “Protagonisti della scienza moderna, pubblicata nell'ultimo decennio

Andrea MIGLIORI per la traduzione ( Nancy Thorndike Greenspan, La fine di ogni certezza. La vita e la scienza di Max Born. Torino, Codice Edizioni, 2007)

Biografia di Max Born. Educato inizialmente al König-Wilhelm-Gymnasium, Born proseguì gli studi all'Università di Breslavia e quindi all'Università di Heidelberg e in quella di Zurigo. Durante questo periodo entrò in contatto con diversi scienziati e matematici preminenti, tra cui Klein, Hilbert, Minkowski, Runge, Schwarzschild, e Voigt. Nel 1909 venne nominato docente all'Università di Gottinga, dove lavorò fino al 1912, quando si spostò per lavorare all'Università di Chicago. Nel 1919 dopo un periodo passato nell'esercito tedesco, divenne professore all'Università di Francoforte sul Meno, e quindi professore a Gottinga, 1921. Durante questo periodo, formulò l'interpretazione oggigiorno standard della densità di probabilità per ψ*ψ nell'Equazione di Schrödinger della meccanica quantistica, per la quale si aggiudicò il Premio Nobel per la fisica, circa tre decenni dopo. Nel 1933, a causa dell'attività anti-semita del governo tedesco, andò a insegnare all'Università di Cambridge, fino al 1936 e all'Università di Edimburgo, fino al 1953.Dopo la seconda guerra mondiale, Max e Hedwig Born rientrarono dall'Inghilterra in Germania, ma i loro figli rimasero nel Commonwealth. Tra i lavori pubblicati troviamo Dynamics of Crystal Lattices, Optics, Natural Philosophy of Cause and Chance e Zur Quantummechanik. Fu premiato nel 1954 con il Premio Nobel per la fisica, la Medaglia Stokes e nel 1950 con la Medaglia Hughes. In Natural Philosophy of Cause and Chance, Born risolse il rompicapo di Kant del Ding an Sich, la cosa in sè.

Max Born, nel 1954 Premio Nobel per la fisica

 

Motivazione: Il libro tradotto da Andrea Migliori, è una acquisizione fondamentale per la cultura italiana che, spesso, ha gravi lacune nel settore delle scienze e, più che mai, delle scienze cosiddette "dure". Tuttavia, pur riferendosi a una  scienza durissima come la fisica, ha il pregio dell'alta leggibilità, che il traduttore riesce a trasferire anche nell'italiano di oggi, notoriamente una lingua assai meno flessibile dell'inglese nel parlare dei problemi della scienza. L'autrice si avvale di testimonianze dirette. Personalmente, sono sempre rimasto incantato dalla figura di Max Born, uno dei più rigorosi e saggi scienziati sopravvissuti alle tragedie della Germania nazista fuggendo in tempo alla barbarie. Anni fa mi occupai personalmente, quando collaboravo con gli Editori Riuniti, dell'edizione italiana dell'autobiografia di Born, che richiese la collaborazione di un fisico esperto (Paolo Camiz). Ma qui, sarei tentato di dire che c'è ben di più. Il patos dell'avventura umana di Born, che non poteva, per pudore frutto di antica educazione, comparire in un'autobiografia, qui è rappresentato, anche in italiano, con tutta l'intensità con cui può trasmettersi a un lettore lontano. Born, che ha contribuito alla  comprensione dei difficili fondamenti della Nuova Meccanica, la Meccanica Quantistica, viene tenuto con suo muto dolore lontano dal riconoscimento internazionale, da quel Nobel che si rivela - come già sapevamo - condizionato dalla simpatia degli scienziati svedesi di allora per il regime hitleriano. Aveva ormai, il grande Born miracolosamente sopravvissuto, settantadue anni. I suoi più giovani allievi avevano già ricevuto da tempo riconoscimenti altissimi, Nobel incluso (il caso di Heisenberg è emblematico). Ebbene, la vita di questo grande uomo, Max Born è un inno alla dignità di cui difficilmente troveremmo l'uguale in ogni campo e in ogni cultura. Per questo, penso , anche il premio Monselice sarebbe comunque un riconoscimento allo sforzo che il traduttore, Andrea Migliori, ha fatto per rendere viva una figura della cui scarsa notorietà non possiamo che rammaricarci. (Carlo Bernardini)

 

Carlo Bernardini (scienziato)
 componente della giuria mentre relaziona sul libro vincitore

Segnalati:

Isabella BLUM per la traduzione di (Charles Darwin, Taccuini 1836-1844. Bari, Laterza, 2008)

Emanuele ed Alfonso
VINASSA de REGNY, per la traduzione di (Kai Bird e Martin J. Sherwin, Robert Oppenheimer. Il padre della bomba atomica Il trionfo e la tragedia di uno scienziato. Milano, Garzanti, 2007.

 

 

 


PREMIO  INTERNAZIONALE "DIEGO VALERI"

 

 
Il consigliere della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo
 Dott. Mauro Voltan premia Yond BOEKE e Patty KRONE vincitrici dei premio internazionale

 

 

 

Premio internazionale "Diego Valeri" - messo a disposizione dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo - destinato ad una traduzione in lingua straniera dei "Promessi Sposi" di Alessandro Manzoni, pubblicata nell’ultimo ventennio.

Yond BOEKE - Patty KRONE per la traduzione in lingua olandese dei Promessi sposi di Alessandro Manzoni ( Alessandro Manzoni, De verloofden Amsterdam, Athenaeum-Polak & van Gennep, 2007)

Motivazione: La traduzione è stata sovvenzionata da una borsa di studio dell’Associazione statale olandese “Fondo per la letteratura”, che ogni anno aggiudica diverse sovvenzioni destinate a sostenere specifici progetti di traduzione. Le due traduttrici hanno, insieme, precedentemente tradotto opere di Giordano Bruno, Umberto Eco e Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Nella postfazione esse spiegano anche che hanno deliberatamente deciso di non inserire nel testo “note specifiche”,ma solo quelle originali, volendo privilegiare la scorrevolezza e leggibilità del romanzo. La traduzione è ovviamente in olandese moderno. Vi è grande rispetto per la struttura delle frasi e, per quanto possibile, per la punteggiatura. Il testo scorre assai bene e la traduzione sicuramente avrebbe soddisfatto lo stesso Manzoni.

 

 

 

 

 



VINCITORI  DELLE  PASSATE  EDIZIONI  DEL PREMIO




 

con il sostegno e contributi:

 
Università agli
studi di Padova

 

 

 

 A cura di Flaviano Rossetto

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Ultimo aggiornamento: 05-05-12.

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