![]() | PREMIO MONSELICE PER LA TRADUZIONE |
V I N C I T O R I
38^ Edizione 2008


Monselice "Città della traduzione"
relazioni:
nel pomeriggio Saluti ed interventi
Dott. Mauro Voltan Consigliere della Fondazione Cassa di Risparmio di PD e RO ![]() |
Emilio Bonfatti è stato professore di Letteratura tedesca all’Università di Padova dal 1982 al 2007, dopo esser stato vari anni nelle università di Trieste e di Milano; ha insegnato anche a Venezia, Klagenfurt e Bonn. E’ considerato il massimo studioso italiano del Cinquecento e Seicento in Germania, e di questi secoli ha tracciato la storia come il periodo di formazione della lingua e della letteratura tedesca. Ha scritto anche sulla letteratura del comportamento in Germania, sul teatro tedesco dal Cinque-Seicento fino a Lessing, sul rapporto letteratura e arti figurative nel Sette-Ottocento. Ha curato edizioni italiane di opere di Grimmelshausen, Lessing e Lutero – e di Lutero vale la pena qui ricordare la Lettera del tradurre, che Emilio Bonfatti ha saputo illuminare di luce nuova. La sua autorità di studioso era riconosciuta anche in Germania. Chi l’ha conosciuto da vicino in questi 25 anni padovani ne ha apprezzato il carattere riservato e schivo, dal parlare pacato e in sottovoce. Aveva il pudore di chi sa stare in disparte senza reclamare attenzione per sé, ma sa anche accettare di buon grado i tanti doveri che impone l’istituzione in cui si vive.Angustiava vederlo bersaglio indifeso della malattia che lo ha colpito negli ultimi anni e che gli ha tolto progressivamente le forze e la voce. Ma ha accettato con dignità le indignità della vita, ed era sereno e sorridente. Ha insegnato fino all’ultimo – fino a quando il male non gli ha tolto definitivamente la parola e lo ha costretto al ritiro dall’università, e al congedo dalla vita. Compiva 65 anni quando è mancato.E’ entrato nella Giuria del Premio Monselice nel 2005, succedendo ad altri illustri germanisti come Cesare Cases e Giuliano Baioni. E ci aspettavamo di averlo a lungo tra noi. (Giuseppe Brunetti)
Il sindaco saluta la Sig.ra Bonfatti
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L'assessore alla cultura Giovanni Belluco


Donatella Pini, Gianfelice Peron, Carlo Carena, Mario Richter,
| Ancora una volta, la XXXVIII, segno di una ripetitività vitale e creativa, il Premio Internazionale Monselice per la traduzione letteraria e scientifica ha convogliato in questa nostra cittadina e in questa sala, ora dedicata al rimpianto collega Aldo Businaro, il meglio delle traduzioni e dei traduttori italiani. Lo constata con soddisfazione la Giuria, che si appresta a riferirvene; lo constata anche nella costanza con cui, evidentemente persuasi della bontà della causa, sostengono ancora una volta lo sforzo non indifferente e quindi tanto più benemerito dell’Amministrazione Comunale e dell’Assessore alla Cultura, sia la Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo sia la Banca di Credito Cooperativo di Sant’Elena con i loro finanziamenti; e con il loro riconoscimento gli enti: Regione, Provincia, Università di Padova; infine con la loro dedizione la direzione e il personale della Biblioteca comunale San Biagio. Il riscontro a tutto ciò, sta nella cronaca e nei dati che ora vi riferiremo. La Giuria ha affrontato il suo compito in una prima riunione qui in Monselice il 29 marzo. Una nota triste ha circondato anche quest’anno l’incontro e i lavori: Emilio Bonfatti non era più con noi. Molti dei presenti ricorderanno la sua sofferta presenza a questo tavolo ancora lo scorso anno, come noi ricordiamo il collega competente e rispettoso, gentile nel discutere e tenace nell’avversità. Giuseppe Brunetti che l’ha avuto vicino anche nel lavoro universitario ce ne parlerà più a fondo. L’adesione all’edizione 2008 ha visto per il Premio Città di Monselice la partecipazione di 76 concorrenti, in opere edite dalle maggiori case editrice italiane; una prima selezione, operata nella seduta del 10 maggio, ha rilevato lavori ricavati dalle principali lingue straniere: inglese, francese, tedesco, spagnolo, russo; e quanto ai traduttori ha riguardato: Massimo Bacigalupo per la versione di Gregory Corso, Poesie Mindfield – Campo mentale, editrice Newton Compton 2007 Pino Cacucci per una serie di traduzioni spagnole: Javier Cercas, La velocità della luce, Guanda 2006; Francisco Coloane, Antartico, Guanda 2006; José Manuel Fajardo, Il sapore perfetto, ancora Guanda 2006; Non c’è tempo per giocare, Zoolibri 2007; Paco Ignacio Taibo, Un rivoluzionario chiamato Pancho, Troppa 2007 Adelaide Cioni per Amalgamation Polka, Einaudi 2007 Maurizio Cucchi per Stendhal, Romanzi e racconti, Mondadori 2008 Marco Cugno per Paul Goma, L’arte della fuga, Voland 2007 Marcella Dallatorre per John Banville, Dove è sempre notte, Guanda 2007, e Charles Frazier, Tredici lune, Longanesi 2006 Glauco Felici per Mario Vargas Llosa, Avventure della ragazza cattiva, Einaudi 2007 Federica Ferrieri per Nikos Thèmelis, L’illuminazione, Crocetti 2007 Umberto Gandini per Ilija Trojanow, Il collezionista di mondi, Ponte alle Grazie 2007 Anna Mioni per Daniel Handler, Avverbi, Alet 2007, e per Lester Bangs, Impubblicabile!, Minimumfax 2008 Andrea Molesini per un suo Diario del tradurre, In forma di parole 2007 Ariel Rathaus, Poeti israeliani, Einaudi 2007 Marco Rispoli per Friederike Mayröcker, Gli addii, Forum 2007 Laura Salmon per Sergej Dovlatov, Il libro invisibile e La marcia dei solitari, Sellerio 2007 e 2006 Franco Salvatorelli per William Somerset Maugham, Schiavo d’amore, Adelphi 2007.
Di parecchi di questi traduttori si è riproposta, come si vede, non solo un’opera ma attraverso di essa un’intera carriera di onorato servizio nel duro e infido campo della traduzione, e se ne è riconosciuto il valore: è il caso ad esempio di Bacigalupo, Dallatorre, Felici, Mioni, Salvatorelli. Di altri si è rilevato l’esito brillante nella narrazione, come per Adelaide Cioni e l’indiavolato romanzo Amalgamation polka (Einaudi); o per Maurizio Cucchi traduttore dei Romanzi e racconti di Stendahl (Mondadori), che, cito Mario Richter, “ha dato un adeguato rilievo della lingua asciutta dell’originale, fino a trovare nella nostra lingua un'apprezzabile coerenza stilistica”; e per Fabio Scotto con le poesie di Le assi curve di Yves Bonnefoy (Mondadori), “una traduzione, che si vuole rigorosamente letterale, e che pure raggiunge una sua efficacia anche sul piano ritmico”. Fra tutti, l’attenzione si è alla fine concentrata su tre traduttori di spicco per il loro lavoro intelligente e assiduo: Pino Cacucci, come ci spiega Donatella Pini, “già premiato per le sue traduzioni nel 2002 dal ‘Instituto Cervantes’ di Roma, e adesso vincitore del Premio Internazionale ‘Claude Couffon’ come miglior traduttore dallo spagnolo al Salone del Libro Iberoamericano di Gijón, ha un rapporto molto profondo con il mondo ispanico, all’interno del quale ha fatto molteplici incursioni sia come traduttore che come autore, con una sorta di militantismo e di pionierismo culturale che gli hanno procurato la stima e l’amicizia di molti scrittori, fra cui Paco Ignacio Taibo (di cui qui è presente Un rivoluzionario chiamato Pancho, Milano, Tropea, 2007), che lo ha omaggiato integrandolo come personaggio in un altro suo romanzo. Tra i titoli qui presentati, che già da soli mostrano l’intensità del suo lavoro, la giuria di Monselice ha apprezzato in modo particolare la sua versione italiana di Javier Cercas, La velocità della luce, Parma, Ugo Guanda Editore, 2005”; Laura Salmon, di cui già lo scorso anno avevamo rilevato la feconda e rigorosa dedizione alla narrativa russa, rileva da esperto e convinto intenditore Danilo Cavaion, “da vent'anni nel suo intenso impegno di traduttrice dal russo si è occupata delle opere narrative più significative dell'Ottocento russo, da Anna Karenina ai racconti di Turgenev e all'Epistolario di Dostoevskij. Il merito maggiore della Salmon va però riferito alla versione dell'opera completa di S. Dovlatov, uno degli scrittori russi più interessanti del Novecento. Tale fatica le ha meritato il plauso della critica, espresso su organi di stampa nazionali e internazionali, dal Corriere della sera alla Stampa, da L'express a Le monde”; Andrea Molesini per il quaderno di traduzioni ‘da poeti a poeta’ Diario di tradurre (Bologna, In forma di parole). Le versioni del Molesini hanno dato lo spunto a una discussione che ha investito ampi problemi e vari metodi del tradurre, soprattutto quello dell’‘appropriazione poetica’ su cui prima o poi potrebbe utilmente concentrarsi anche l’attenzione di uno dei convegni qui a Monselice nelle nostre mattinate. Ricordo che quello di quest’anno verteva sulle ‘traduzioni da traduzioni’, argomento che si è dimostrato particolarmente vivace con brillanti relazioni, che pure non hanno esaurito tutti gli spunti e i casi in possibile esame. Andrea Molesini, proprio per la sua capacità poetica di ricreare un testo (‘poetico’ da ‘fare’), ha ottenuto infine la maggioranza delle approvazioni, e pertanto a lui è stato aggiudicato il Premio Città di Monselice 2008. Si deve riconoscere che Molesini è in effetti riuscito a conferire alla sua attività traduttoria una vitalità altamente creativa, intimamente poetica, originale, resa sempre preziosa dall’ infallibile sensibilità ritmica che gli è propria, capace appunto di far vivere nella nostra lingua l’essenza più intima dei testi scelti. Il successivo Premio Leone Traverso per una traduzione ‘opera prima’ è ruotato intorno a 14 concorrenti; e fra essi una prima scelta ha proposto alla successiva discussione: Giuditta Moly Feo per la versione dei Quattro libri sulle proporzioni umane di Albrecht Dürer, Bononia University Press 2007 Cristiano Luciani per Elena Tagonidi-Maniataki, Acrobati del caos, Azimut 2007 Viola Marchi per Lislie Marmon Silko, Cerimonia, Edizioni Quattro Venti 2007 Martini - Vitali per Bessora, 53 centimetri, Epoche 2007 Micol Pieretti per Fernando Arrabal, Lettera d’amore, Morlacchi 2006 Jelena Rheinhardt per Hugo von Hofmannsthal, Elettra, Morlacchi 2007. Riconoscimenti particolari sono stati tributati alla traduzione di Giuditta Moly Feo dei Quattro libri delle proporzioni umane di Dürer: il magistrale studio dell’artista tedesco sulle proporzioni fisiche dell’uomo quale manuale pittorico è reso con rigore eccezionale sia nella versione sia nell’annotazione sia nell’insieme del volume, ottimamente curato in ogni particolare; ampi riconoscimenti sono andati anche ai lavori di Viola Marchi e del duo Martini - Vitali. Ancora maggiori consensi ha poi raccolto la versione di Jelena Rheinhardt, a cui pertanto è stato conferito il Premio Leone Traverso opera prima 2008 con la motivazione sotto indicata Il Premio per la traduzione scientifica era quest’anno particolarmente interessante, riguardando la traduzione in italiano di un’opera sul tema “Pratogonisti della scienza moderna”. Ha incontrato tuttavia qualche difficoltà d’interpretazione, senza peraltro scalfirne il risultato. Sette i concorrenti entro il tema fissato, e tre i finalisti, Isabella Blum per la traduzione di (Charles Darwin, Taccuini 1836-1844. Bari, Laterza, 2008) Andrea MIGLIORI per la traduzione ( Nancy Thorndike Greenspan, La fine di ogni certezza. La vita e la scienza di Max Born. Torino, Codice Edizioni, 2007) da cui è uscito il vincitore Andrea Migliori come la motivazione sotto riportata Anche molto interessante in sé e per il valore significativo della tematica il Premio internazionale Diego Valeri per la versione in lingua straniera di un’opera italiana, quest’anno I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni. I risultati hanno mostrato come l’opera del nostro maggior romanziere riscuota attenzione anche all’estero, nonostante le note difficoltà interne a quell’opera, che possono gravare sulla sua esportazione. Si è rilevata una nuova traduzione francese, di Yves Branca, presso l’editore Gallimard; in Inghilterra è stata riproposta in un’edizione in brossura dunque più largamente divulgativa dei Penguin Books la versione di Bruce Penman del ’72; così come sono apparsi in spagnolo nel 2005 Los novios nella versione di Nieves Muñiz, traduttrice apprezzata anche qui a Monselice. Infine, una bella edizione – bella anche per la cura esteriore – di De verloofden del duo olandese Boeke - Krone. Le verifiche fatte eseguire presso due esperti hanno indicato e documentato le pregevoli qualità di quest’ultimo lavoro, riconosciute anche in patria, e ora anche da noi col conferimento del nostro Premio Valeri 2008.
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Motivazione per Andrea Molesini formulata dal prof. Mario Richter

Intervento di Andrea Molesini
Premio "Monselice per la traduzione" destinato ad una traduzione letteraria in versi o in prosa, da lingue antiche o moderne, edita dal 1° gennaio 2006 al 31 marzo 2008
Andrea Molesini per la traduzione di (Dal diario del tradurre."In forma di parole" . IV, 1(2007)) Molesini, nato a Venezia, insegna "Letterature comparate" all'Università di Padova. Ha tradotto libri di Ezra Pound, Derek Walcott e Charles Simic (Adelphi). Nel campo della letteratura per l'infanzia è autore di alcune traduzioni, di un saggio sulla Shoah ("Nero latte dell'alba") e di diversi romanzi, racconti e raccolte di poesia. È uno degli autori per ragazzi più conosciuti e tradotti. Attraverso una scrittura di grande qualità, crea storie piene di ironia, avventura e immaginazione. Nel 1999 ha vinto il Premio Andersen. Le poesie non sono scritte per essere lette, come i romanzi. Una poesia è fatta per essere letta e riletta. È fatta per viverci assieme. Pretende di attraversarci la mente finché la mente non la recita come fosse un ricordo infantile. Le poesie ci sfidano di continuo. Vogliono confondersi con la nostra voce, e forse per questo, senza nemmeno averci provato, qualche volta scopriamo di sapere a memoria intere strofe di poesie con cui abbiamo trascorso del tempo, ma di cui non sospettavamo di ricordare la lettera. In questo la poesia assomiglia alla musica. Memorizziamo un'aria d'opera anche senza volerlo, così come possiamo essere di continuo sorpresi, senza un motivo, dal ricordo di una melodia. Un verso è una frase che provoca in noi meraviglia e mutamento. Un abracadabra. Una formula magica che vivifica quel che tocca e nomina. Una poesia esiste perché qualcuno che ha sentito qualcosa fortemente non è riuscito a trattenersi dal parlare. Il guaio è che bisogna tradurla. Perché è sempre stata tradotta. Dovunque, da millenni. Perché siamo sempre stati avidi di formule magiche, di nuovi abracadabra.
Motivazione: Andrea Molesini ci ha consegnato nella sua traduzione una ricca serie di testi significativi di trentacinque poeti della tradizione occidentale, cominciando da Orazio per passare a Villon e Shakespeare fino a giungere ad alcuni fra i maggiori autori nostri contemporanei, quasi tutti di espressione inglese, celebri e meno celebri. Il suo lavoro è il risultato di una opzione che sembrerebbe escludere ogni volontà di organicità o di completezza, di equilibri storici o letterari, rivelandosi in tal modo del tutto estraneo alle soluzioni pedagogiche o di servizio letterale più comunemente praticate. Addirittura si direbbe che il libro si offra al lettore in un suo particolare aspetto, apparentemente distratto, forse anche provocatoriamente arbitrario. Tuttavia, a ciò si accompagna un chiaro costante intendimento di sfidare (non evitare) le quasi insormontabili difficoltà che da sempre si parano di fronte a chi intraprende l’attività del traduttore. Su questa via, più che al concetto di traduzione, si accede a quello di imitazione, perché, come ben sa Molesini, “ogni traduzione felice non può essere che un’imitazione”. Non si tratta dunque di un abusivo allontanamento dal testo originale, quanto piuttosto di una perentoria necessità di carpirne le più segrete, le più vive e autentiche peculiarità. Così, a dispetto di un’apparente ludica svagatezza e casualità, la lettura attenta delle singole poesie porta infine anche a capire con chiarezza che la scelta dei testi è stata in realtà orientata dall’universale sentimento umano del distacco, dell’abbandono, della fine delle cose e insieme dall’opposta volontà di affidare al linguaggio il quasi religioso compito di una risurrezione tramite un sincero inno alla vita. In termini intenzionalmente rapiti e poetici, lo stesso traduttore ha voluto spiegare la natura della sua esigente ricerca, non esitando a ricorrere all’impegnativa parola “amore” e così suggestivamente esprimendosi: “Tradurre è un atto d’amore, e l’amore ha ben poco a che fare con il calcolo, la considerazione delle opportunità, il rispetto delle forme. L’amore ha molto a che fare con l’attesa dell’alba, col miracolo che scaccia la tenebra, che strappa le dita del buio dalle gronde delle case, dalle foglie dei rami; ha molto a che fare con la pietà verso la morte dei pochi che si batterono contro molti, con la gratitudine per la luce del giorno e la frescura della notte estiva”. Si deve riconoscere che Molesini è in effetti riuscito a conferire alla sua attività traduttoria una vitalità altamente creativa, intimamente poetica, originale, resa sempre preziosa dall’ infallibile sensibilità ritmica che gli è propria, capace appunto di far vivere nella nostra lingua l’essenza più intima dei testi scelti. (Mario Richter) Segnalati dalla Giuria Massimo Bacigalupo per la versione di Gregory Corso, Poesie Mindfield – Campo mentale, editrice Newton Compton 2007 Pino Cacucci per una serie di traduzioni: Javier Cercas, La velocità della luce, Guanda 2006; Francisco Coloane, Antartico, Guanda 2006; José Manuel Fajardo, Il sapore perfetto, ancora Guanda 2006; Non c’è tempo per giocare, Zoolibri 2007; Paco Ignacio Taibo, Un rivoluzionario chiamato Pancho, Troppa 2007 Adelaide Cioni per la traduzione (Amalgamation Polka, Einaudi 2007); Maurizio Cucchi per la traduzione di (Stendhal, Romanzi e racconti, Mondadori 2008); Marco Cugno per la traduzione di (Paul Goma, L’arte della fuga, Voland 2007); Marcella Dallatorre per le traduzioni di ( John Banville, Dove è sempre notte, Guanda 2007, e Charles Frazier, Tredici lune, Longanesi 2006); Glauco Felici per la traduzione di (Mario Vargas Llosa, Avventure della ragazza cattiva, Einaudi 2007); Federica Ferrieri per la traduzione di (Nikos Thèmelis, L’illuminazione, Crocetti 2007); Umberto Gandini per la traduzione di (Ilija Trojanow, Il collezionista di mondi, Ponte alle Grazie 2007); Anna Mioni per le traduzioni di (Daniel Handler, Avverbi, Alet 2007, e per Lester Bangs, Impubblicabile!, Minimumfax 2008); Ariel Rathaus la traduzione di (Poeti israeliani, Einaudi 2007); Marco Rispoli per la traduzione di (Friederike Mayröcker, Gli addii, Forum 2007); Laura Salmon per le traduzioni di (Sergej Dovlatov, Il libro invisibile e La marcia dei solitari, Sellerio 2007 e 2006); Franco Salvatorelli per la traduzione di (William Somerset Maugham, Schiavo d’amore, Adelphi 2007).
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PREMIO "LEONE TRAVERSO" OPERA PRIMA


Jelena REINHARDT per la traduzione di (Hugo von Hofmannsthal, Elettra.Tragedia in un atto. Perugia, Morlacchi, 2007) Elettra di Hugo von Hofmannsthal andò in scena per la prima volta il 30 ottobre del 1903 al Kleines Theater di Berlino per la regia di Max Reinhardt: il successo fu strepitoso e ancor più clamoroso lo scandalo che ne scaturì, amplificato dalla versione operistica realizzata a distanza di qualche anno dal compositore Richard Strauss. In una libera reinterpretazione del mito di Elettra in chiave moderna, che si distacca dal modello sofocleo, il poeta evoca una Grecia fortemente anticlassica, arcaica e barbarica ("Siamo più in Oriente che in Occidente"). È un mondo misterioso, a tratti inquietante, fatto di passioni irrefrenabili e nervi frementi. Altrettanto irriconoscibile appare Elettra, definita all'epoca come sadica, lesbica e psicopatica. In lei la baccante dionisiaca arcaica convive con la donna isterica moderna: in questo modo Hofmannsthal fonde insieme mito e psicoanalisi e getta un ponte fra l'uomo moderno e le sue antiche origini pre-greche e orientali. Segnalati dalla Giuria
Video della premiazione
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Premio per la traduzione scientifica destinato ad un'opera sul tema: “Protagonisti della scienza moderna”, pubblicata nell'ultimo decennio
Andrea MIGLIORI per la traduzione ( Nancy Thorndike Greenspan, La fine di ogni certezza. La vita e la scienza di Max Born. Torino, Codice Edizioni, 2007) Biografia di Max Born. Educato inizialmente al König-Wilhelm-Gymnasium, Born proseguì gli studi all'Università di Breslavia e quindi all'Università di Heidelberg e in quella di Zurigo. Durante questo periodo entrò in contatto con diversi scienziati e matematici preminenti, tra cui Klein, Hilbert, Minkowski, Runge, Schwarzschild, e Voigt. Nel 1909 venne nominato docente all'Università di Gottinga, dove lavorò fino al 1912, quando si spostò per lavorare all'Università di Chicago. Nel 1919 dopo un periodo passato nell'esercito tedesco, divenne professore all'Università di Francoforte sul Meno, e quindi professore a Gottinga, 1921. Durante questo periodo, formulò l'interpretazione oggigiorno standard della densità di probabilità per ψ*ψ nell'Equazione di Schrödinger della meccanica quantistica, per la quale si aggiudicò il Premio Nobel per la fisica, circa tre decenni dopo. Nel 1933, a causa dell'attività anti-semita del governo tedesco, andò a insegnare all'Università di Cambridge, fino al 1936 e all'Università di Edimburgo, fino al 1953.Dopo la seconda guerra mondiale, Max e Hedwig Born rientrarono dall'Inghilterra in Germania, ma i loro figli rimasero nel Commonwealth. Tra i lavori pubblicati troviamo Dynamics of Crystal Lattices, Optics, Natural Philosophy of Cause and Chance e Zur Quantummechanik. Fu premiato nel 1954 con il Premio Nobel per la fisica, la Medaglia Stokes e nel 1950 con la Medaglia Hughes. In Natural Philosophy of Cause and Chance, Born risolse il rompicapo di Kant del Ding an Sich, la cosa in sè.
Max Born, nel 1954 Premio Nobel per la fisica
Motivazione: Il libro tradotto da Andrea Migliori, è una acquisizione fondamentale per la cultura italiana che, spesso, ha gravi lacune nel settore delle scienze e, più che mai, delle scienze cosiddette "dure". Tuttavia, pur riferendosi a una scienza durissima come la fisica, ha il pregio dell'alta leggibilità, che il traduttore riesce a trasferire anche nell'italiano di oggi, notoriamente una lingua assai meno flessibile dell'inglese nel parlare dei problemi della scienza. L'autrice si avvale di testimonianze dirette. Personalmente, sono sempre rimasto incantato dalla figura di Max Born, uno dei più rigorosi e saggi scienziati sopravvissuti alle tragedie della Germania nazista fuggendo in tempo alla barbarie. Anni fa mi occupai personalmente, quando collaboravo con gli Editori Riuniti, dell'edizione italiana dell'autobiografia di Born, che richiese la collaborazione di un fisico esperto (Paolo Camiz). Ma qui, sarei tentato di dire che c'è ben di più. Il patos dell'avventura umana di Born, che non poteva, per pudore frutto di antica educazione, comparire in un'autobiografia, qui è rappresentato, anche in italiano, con tutta l'intensità con cui può trasmettersi a un lettore lontano. Born, che ha contribuito alla comprensione dei difficili fondamenti della Nuova Meccanica, la Meccanica Quantistica, viene tenuto con suo muto dolore lontano dal riconoscimento internazionale, da quel Nobel che si rivela - come già sapevamo - condizionato dalla simpatia degli scienziati svedesi di allora per il regime hitleriano. Aveva ormai, il grande Born miracolosamente sopravvissuto, settantadue anni. I suoi più giovani allievi avevano già ricevuto da tempo riconoscimenti altissimi, Nobel incluso (il caso di Heisenberg è emblematico). Ebbene, la vita di questo grande uomo, Max Born è un inno alla dignità di cui difficilmente troveremmo l'uguale in ogni campo e in ogni cultura. Per questo, penso , anche il premio Monselice sarebbe comunque un riconoscimento allo sforzo che il traduttore, Andrea Migliori, ha fatto per rendere viva una figura della cui scarsa notorietà non possiamo che rammaricarci. (Carlo Bernardini)
Segnalati: Isabella BLUM per la traduzione di (Charles Darwin, Taccuini 1836-1844. Bari, Laterza, 2008)
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PREMIO INTERNAZIONALE "DIEGO VALERI"


Premio internazionale "Diego Valeri" - messo a disposizione dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo - destinato ad una traduzione in lingua straniera dei "Promessi Sposi" di Alessandro Manzoni, pubblicata nell’ultimo ventennio.
Yond BOEKE - Patty KRONE per la traduzione in lingua olandese dei Promessi sposi di Alessandro Manzoni ( Alessandro Manzoni, De verloofden Amsterdam, Athenaeum-Polak & van Gennep, 2007) Motivazione: La traduzione è stata sovvenzionata da una borsa di studio dell’Associazione statale olandese “Fondo per la letteratura”, che ogni anno aggiudica diverse sovvenzioni destinate a sostenere specifici progetti di traduzione. Le due traduttrici hanno, insieme, precedentemente tradotto opere di Giordano Bruno, Umberto Eco e Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Nella postfazione esse spiegano anche che hanno deliberatamente deciso di non inserire nel testo “note specifiche”,ma solo quelle originali, volendo privilegiare la scorrevolezza e leggibilità del romanzo. La traduzione è ovviamente in olandese moderno. Vi è grande rispetto per la struttura delle frasi e, per quanto possibile, per la punteggiatura. Il testo scorre assai bene e la traduzione sicuramente avrebbe soddisfatto lo stesso Manzoni.
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VINCITORI DELLE PASSATE EDIZIONI DEL PREMIO