Dal’11 novembre al 1 dicembre a Palazzo Santo Stefano in  piazza Antenore a Padova è aperta la mostra di Gino Tonello “L’Amore malato - MOSTRati”.
Una cinquantina di opere che esprimono provocazione e denuncia sul fenomeno della violenza di genere.     
Alla vernice della mostra erano presenti il presidente della Provincia di Padova Fabio Bui, il consigliere provinciale delegato alla Cultura Elisa Venturini, l’assessore del Comune di Padova ai Diritti Umani Francesca Benciolini e l’artista Gino Tonello.
“Il tema della violenza contro le donne – ha detto Fabio Bui –è purtroppo ancora molto urgente e attuale nel nostro Paese  e ho ritenuto particolarmente significativo poter ospitare la mostra di Gino Tonello a Palazzo Santo Stefano per dimostrare quanto la Provincia di Padova sia vicina a questo problema. Bisogna continuare a richiamare l’attenzione su questo argomento soprattutto in occasione del 25 novembre, Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza Contro Le Donne. E’ importante sensibilizzare i cittadini a un maggior impegno per prevenire e affrontare il tragico problema della violazione dei diritti delle donne.  Ci sono stati notevoli progressi anche sul piano nazionale e molti Paesi hanno adottato leggi e piani d’azione ad ampio raggio, ma molto resta ancora da fare. Il nostro obiettivo quindi è quello di collaborare per porre fine a questi crimini ingiustificabili e per ricordare a tutti che il rispetto è alla base di ogni rapporto e che non possiamo continuare a veder crescere il numero delle donne che subiscono violenza”.    
La tematica trattata dalle opere di Gino Tonello, intende risvegliare, in chi le guarda, percezioni e riflessioni di rigetto nei confronti delle barbarie quotidiane che in ogni parte del mondo scorrono all’interno delle mura domestiche e nel fragilissimo equilibrio degli affetti. In questa recente produzione l’attenzione di Gino Tonello si è concentrata sul “volto”. I suoi volti sono espressivi, sono fisiognomici, sono sensibili all’osservazione e sono capaci di denunciare la crudeltà del nostro tempo.
“Storicamente l’Arte – ha detto Gino Tonello – ha sempre avuto un ruolo importane nella vita sociale essendo figlia del proprio tempo. Ha saputo raccontare e rappresentare le conquiste e le sconfitte, le fragilità e la forza di un sistema politico, sociale e religioso, ha saputo denunciare ingiustizie, guerre e aspirazioni del popolo sollevando ideali e le coscienze delle nuove generazioni. L’Amore Malato più che una mostra vuole essere un grido nel silenzio dell’indifferenza. Più che un progetto è un racconto visivo, un work in progress che, attraverso un linguaggio molto personale e ricco di simboli, accompagna lo spettatore in un viaggio attraverso spose bambine, femminicidi, infibulazione, tratta delle donne, stalking, violenza domestica e molto altro”.     
 “E’ interessante sottolineare – ha detto Elisa Venturini – che spesso il contrasto alla violenza venga manifestato proprio da un uomo, come ha fatto l’artista Gino Tonello. L’Amore Malato può nascere da una relazione sbagliata che può creare anche dipendenza. Quando non si considerano le necessità dell’altra parte, si cade in un amore malato. La parola che deve entrare quindi nella nostra cultura, e soprattutto nei bambini è il rispetto”.    
Nei quadri dell’autore traspira un sentimento nascosto di terrore, generato da una violenza immanente di cui la donna raffigurata è stata vittima, ma non c’è orrore: i suoi volti femminili – per quanto sfigurati e talvolta solamente accennati sotto a una rete di tagli, graffi e cuciture – esprimono una silenziosa ma invincibile dignità.       
“Credo sia importante – ha concluso l’assessore Francesca Benciolini – aprire gli spazi istituzionali a questo tema, entrato in maniera preponderante nella cronaca di tutti i giorni. Il rispetto è un fatto culturale e la cultura si concretizza con eventi e sensibilità soprattutto nelle giovani generazioni”.             
Diplomatosi all’Istituto statale d’arte “M. Fanoli” di Cittadella (PD), Gino Tonello ha iniziato il suo percorso artistico negli anni Ottanta sperimentando vari stili e tecniche pittoriche. Si è confrontato con le avanguardie del secolo scorso fino al raggiungimento di un linguaggio maturo e indipendente.

Orari: dal lunedì al giovedì dalle 9 alle 18; venerdì dalle 9 alle 14, sabato dalle 15,30 alle 18 e la domenica dalle 9,30 alle 11,30.    
Ingresso libero

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14/11/2019