Un nuovo capitolo della storia di Palazzo Santo Stefano si svela ai cittadini con tante bellezze e curiosità mai viste prima. La sede istituzionale della Provincia di Padova in piazza Antenore 3 diventa un Museo urbano inserito nel circuito dei musei provinciali. L’obiettivo è far riemergere i segni della storia e della memoria tra Ottocento e Novecento nel cuore della città. Per questo la Provincia ha riportato alla luce due novità sconosciute al pubblico rimaste per anni nascoste nei sotterranei dell’edificio. Un rifugio antiaereo e un rifugio antigas. I lavori, tutte le novità e le modalità di accesso ai visitatori sono stati illustrati oggi durante l’inaugurazione dal presidente della Provincia di Padova Fabio Bui, dall’architetto progettista e curatore Roberto Pescarollo, dalla storica e rappresentante del Comitato scientifico del museo, Lisa Bregantin e dal direttore di Esapolis Enzo Moretto.

“É un giorno particolare – ha spiegato il presidente Bui – un giorno che segna un nuovo inizio per questo palazzo. Lo restituiamo alla città in tutta la sua bellezza e con un percorso inedito dove la memoria riemerge grazie al potere evocativo dei luoghi. Sarebbe stato davvero un peccato lasciare che la polvere e il normale degrado del tempo seppellissero per sempre la testimonianza diretta di come era la vita dei cittadini padovani durante la guerra. Per questo, già nel 2015, abbiamo creduto nell’importanza di recuperare i rifugi e dare la possibilità ai visitatori di conoscere tutte le particolarità artistiche e architettoniche dell’edificio. Anche per Palazzo Santo Stefano vale l’obiettivo che la Provincia si è data valorizzando i suoi musei quali spazi vivi, capaci di raccontarsi grazie a una narrativa moderna e più appropriata ai tempi di oggi. La storia viene narrata in un giusto mix di cimeli e documenti rari fino alla visita al bunker accompagnati da immagini, suoni e tecnologie davvero coinvolgenti. Si tratta di esperienze emozionali particolarmente adatte ai giovani che ci consentono di trasmettere messaggi forti senza tanti giri di parole. Ecco, il mio augurio è che questo Museo sia uno scrigno di tesori per cittadini e turisti, ma sia anche il libro vivo dove gli studenti possano toccare con mano le pagine della vita padovana tra le due guerre”.

Il percorso

Il percorso museale si snoda in tre parti che valorizzano sia le radici dell’edificio fondato nell’anno Mille come monastero benedettino femminile e poi divenuto, nell’Ottocento, sede della Provincia di Padova e della Prefettura, sia il suo utilizzo tra i due periodi bellici.

Il tour inizia così dallo scalone d’onore (opera degli Anni Trenta firmata dall’architetto Angelo Pisani) che conduce a una saletta informativa ospitata al primo piano dove è possibile visionare filmati storici, testimonianze, documenti d’archivio e reperti di guerra. Da qui si accede alle sale ottocentesche: la Sala di Rappresentanza, la Sala Consiliare e la Sala Giunta.

La seconda parte della visita comprende, invece, la visita al rifugio antigas interrato (1934) e a un piccolo tratto del rifugio tubolare (1943) che corre sotto Piazza Antenore.

L’itinerario prosegue in Riviera Tito Livio e in particolare all’ingresso dell’omonimo Liceo dove, un nuovo accesso in pietra, evidenzia il rifugio antiaereo UNPA (Unione Nazionale Protezione Antiaerea) costruito in cemento armato nel 1944 e utilizzato come bunker del comando tedesco.

Il percorso si conclude nel chiostro medievale del liceo Tito Livio, l’originario monastero benedettino di Santo Stefano, con la sua pregevole architettura ricca di storia, dove sono stati recentemente localizzati, negli spazi interrati, 4 rifugi antiaereo ad uso di studenti e docenti delle scuole.

I lavori di restauro

Il progetto architettonico e di allestimento museale è firmato dall’architetto Roberto Pescarollo – Rpr Studio di Venezia – e da un team di specialisti che hanno svolto i lavori di restauro e messa in sicurezza dei luoghi, di impiantistica e di allestimento multimediale tra il 2016 e il 2019. Il costo complessivo delle opere è di 300.000 euro a copertura di tutto il progetto con particolare attenzione all’eliminazione dell’umidità e al rifacimento degli impianti elettrici.

Le lavorazioni più delicate hanno riguardato il rifugio anti aereo, in particolare per il trattamento delle superfici esterne e il rifugio antigas per l’impianto di elettroventilazione a pedali.

L’allestimento del Museo

Tra il 2017 e il 2018 la Provincia di Padova ha identificato il comitato scientifico con l’adesione di storici dell’arte, docenti universitari, archivisti, studiosi ed esperti di guerra aerea, contribuendo a caratterizzare il percorso museale con molti documenti e cimeli inediti.

L’allestimento è stato arricchito con filmati storici dell’Istituto Luce sui bombardamenti di Padova, testimonianze e progetti d’archivio, videointerviste a esperti, oltre che con l’esposizione di alcuni cimeli della Seconda Guerra Mondiale. Tra questi, una bomba d’aereo americana da 1.000 libbre che viene esposta al pubblico tra le prime volte in Italia grazie al 5° Reparto Infrastrutture dell’Esercito Italiano di Padova. In anteprima, sono visibili anche i documenti progettuali sui rifugi antigas, tubolare e antiaereo provenienti dall’Archivio di Stato di Padova.

Il Museo entra nel vivo grazie a suoni d’impatto tra cui la sirena antiaerea e dei bombardieri, oltre a immagini capaci di rendere l’idea di come doveva essere la vita della città patavina nel periodo bellico. Particolarmente d’effetto sono i racconti di tre padovani che ci riportano alla quotidianità vissuta in quegli anni di guerra. Nella nuova sala didattica del museo ricavata all’interno del rifugio antigas, si possono poi visionare molteplici materiali storici tra i quali quelli dell’Unpa (Unione Nazionale Protezione Antiaerea) e una sirena elettromeccanica “La Sonora” proveniente dai Vigili del Fuoco, Corpo Nazionale di Padova. Infine, è possibile ammirare lo storico impianto di elettroventilazione a pedali, una sorta di bicicletta che permetteva ai rifugiati di immettere aria nel rifugio antigas.

Le musiche dei video sono state composte e donate e a titolo gratuito dal musicista Filippo Visentin, dipendente della Provincia di Padova.

 

Tutte le informazioni, le modalità di accesso e gli orari, le foto e i video del Museo sono disponibili alla pagina dedicata della Provincia di Padova:

 

http://www.provincia.pd.it/museo-di-palazzo-santo-stefano

15/02/2019